Nella sanità del Lazio mancano 10mila unità di personale, cure a rischio

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Il Servizio sanitario del Lazio è in codice rosso”. Non usano mezzi termini i sindacati per definire le condizioni e lo stato di grandissima difficoltà in cui versa il sistema dei servizi alla salute nella regione.

Il servizio sanitario del Lazio in codice rosso

“La situazione emergenziale, continua in modo costante da due anni a far emergere la grave condizione del Ssr. Il personale è ormai ridotto allo stremo, non è più in grado di continuare a sostenere il sovraccarico di lavoro che viene quotidianamente richiesto. Non basta più ricorrere alle prestazioni in orario aggiuntivo e ai turni di straordinario”, scrivono in una nota Giancarlo Cenciarelli, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini, segretari generali di Fp Cgil Roma Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio.

Negli ospedali di Roma e Lazio mancano 10mila unità di personale

Negli ospedali di Roma e delle altre province manca personale. Alla asl Roma 1, e solo al presidio ospedaliero del San Filippo Neri, mancano 120 infermieri e 60 Oss. Alla Roma 2 per fronteggiare l’emergenza si ricorre all’utilizzo di personale esternalizzato di qualche cooperativa, al Policlinico Umberto I mancano 250 infermieri e 300 operatori socio assistenziali. A Tor Vergata si chiudono posti letto e si riducono servizi per garantire l’emergenza. Alla asl Latina siamo sotto di non meno di 100 infermieri e 250 Oss, oltre a circa 150 unità tra tecnici di radiologia, di laboratorio, fisioterapisti, tecnici ortopedici, ortopedici. “I dati sono solo un esempio di una voragine diffusa in ogni struttura sanitaria regionale, per una carenza complessiva stimata in oltre 10.000 unità”, sottolineano i sindacalisti. Da qui la richiesta urgente di procedere alle assunzioni richieste da tempo e programmate per garantire quel diritto alla salute che rischia seriamente di essere compromesso.

Mancano infermieri, tecnici e amministrativi

“Il personale manca nelle dotazioni organiche di ogni singola azienda sanitaria. Mancano gli addetti all’assistenza primaria come infermieri, tecnici di radiologia, di laboratorio, della riabilitazione, della prevenzione e operatori socio sanitari, così come manca il personale amministrativo necessario a garantire la gestione dei processi: dagli acquisti al trattamento del personale fino ai conti economici e di bilancio. La carenza di personale affligge pressoché tutte le articolazioni della sanità pubblica regionale ed è diventata insostenibile. Le riduzioni delle attività sanitarie, le chiusure di interi reparti, l’allungamento all’infinito dei tempi di attesa per le prestazioni sono ormai prassi comune per garantire la continuità assistenziale nell’emergenza sanitaria”. Ci sono poi le ambulanze che rimangono in coda davanti ai pronto soccorso con i pazienti a bordo a dare la cifra del momento drammatico che vive la sanità nel Lazio. Pandemia a parte.

Sanità del Lazio: graduatorie e concorsi da sbloccare

“Bisogna procedere velocemente a chiamare dalle graduatorie esistenti, terminando la graduatoria del Sant’Andrea e, contemporaneamente attivare, al più presto, le procedure concorsuali che abbiamo concordato con la Regione Lazio per avviare e concludere nel più breve tempo possibile i bandi di concorso per infermieri già deliberato dalla asl Roma 2 per oltre 1500 posti. E poi dare avvio al concorso per Operatori sanitari specializzati che come capo fila di tutte le aziende sanitarie doveva già da tempo essere stato espletato presso il Policlinico Tor Vergata. E infine far partire il concorso per il personale dell’Ares 118 di cui ancora non abbiamo traccia”.

Nella sanità del Lazio 3500 precari

Da considerare prioritaria, per i sindacati, anche la questione riguardante la stabilizzazione del contingente di personale attualmente in servizio, arruolato in modo precario e con manifestazioni di interesse nell’anno 2020 all’inizio della pandemia, corrispondente a circa 3.500 unità.

Operatori sanitari tra contagi e aggressioni

Preoccupano poi i contagi “che di fatto riducono ancora di più le esigue risorse a disposizione” e le aggressioni al personale sanitario nello svolgimento delle proprie funzioni. Gli ultimi casi avvenuti al Policlinico Umberto I e al San Giovanni, dove un’infermiera ha perso una falange di un dito per un morso ricevuto, sono emblematiche. “La sicurezza degli operatori deve essere garantita perché senza di essa non è possibile assicurare l’erogazione di qualsiasi forma di assistenza sanitaria. È necessaria la presenza della forza pubblica nei pronto soccorso, vanno riattivati tutti i posti di controllo”.

Fonte: RomaToday