Home Notizie Consigli non richiesti per Roberto Gualtieri

Consigli non richiesti per Roberto Gualtieri

93

Giunta autonoma, ascolto dei territori e valorizzazione degli eletti: da qui deve riparte la storia interrotta e per rendere il ritorno di Roma al centrosinistra meno timido e le certezze un po’ più solide.

Una seconda possibilità, otto anni dopo. Da Marino a Gualtieri, Roma torna a concedersi al centrosinistra, riannodando il filo di una storia iniziata nel 1993 – da quando cioè il sindaco viene scelto direttamente dai cittadini – e interrotta per discese ardite e risalite maldestre.

In 28 anni, su 8 elezioni, i romani hanno scelto il centrosinistra 6 volte: numeri che testimoniano come a Roma, strutturalmente, il vento soffi da una determinata parte. Una continuità interrotta dalla parentesi Alemanno e dalla chimera Raggi. Due tradimenti diversi, ma che trovano – in Marino ieri e Gualtieri oggi – risposte simili: il ritorno timido (oggi come nel 2013 l’affluenza è ai minimi storici, ndr) alle certezze. I romani ieri per la seconda volta si sono rifugiati nelle proprie certezze, ma ora si aspettano risposte diverse rispetto a quelle del 2013.

Sì, perché se Gualtieri è stato bravo a far ritrovare al centrosinistra la fiducia perduta e l’orgoglio di un’intera comunità, ora lo attende il compito più arduo: quello di non cadere negli stessi errori di Marino. Primo tra tutti non fare una giunta voce delle correnti, senza un’effettiva valorizzazione dei migliori, ovvero quel che sono state le 3 giunte Marino.

C’è poi l’ascolto della città, pratica in cui il chirurgo era parecchio carente, tanto da finire sommerso dalle contestazioni. “Più Tor Bella Monaca, meno teatro dell’Opera. Più testa alle buche di Tor sapienza e meno alle luci di via dei Condotti”, diceva facendo mea culpa al Quirino alla vigilia degli arresti di Mondo di Mezzo, che due giorni dopo cambiarono lui e Roma. Per Gualtieri la lezione di Marino al Quirino dovrà essere il faro, e per farlo dovrà servirsi del consiglio comunale, dei municipi e dell’associazionismo.

E qui è l’ulteriore errore da non commettere: Marino escluse completamente i consiglieri comunali dal dialogo, dalla possibilità di dare un contributo al lavoro per la città. Le loro istanze espulse, per una reazione scomposta e insensata che la narrazione da Mafia Capitale in poi vestì fintamente di operazione pulizia da parte del sindaco chirurgo. Ecco, Gualtieri dovrà trasformare quella che tutti vedono come una sua debolezza (la forte presenza del PD) in un punto di forza, valorizzando e incentivando la presenza lontano dal Campidoglio.

Fonte: RomaToday