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Elezioni Roma, le pagelle del primo confronto tra candidati a sindaco

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Si è concluso ieri dopo due ore di discussione complessivamente civile, salvo le scintille dell’ultimo blocco, il confronto fra i candidati sindaco di Roma Capitale alla Casa dell’Architettura. Presenti tutti gli esponenti in corsa: Virginia Raggi, Carlo Calenda, Roberto Gualtieri, Enrico Michetti. Seduti in quest’ordine: ecco le pagelle di Roma Today, a votazioni crescenti.

Enrico Michetti – 2

Sono in circolazione da ieri sera varie proposte di valutazione, tutte convergono e onestamente non c’è spazio per dissociarsi. Il candidato di centrodestra ha dato una prova imbarazzante. Si parla molto del fatto che si sia alzato e se ne sia andato alla fine, ma quella è stata una nota di colore dopo un dibattito già lunare. La retorica dell’antica Roma Michetti l’ha inaugurata molto tempo fa. Su questo, due punti: di per sé essere appassionati di diritto romano e pensare che possa avere un senso parlarne nel presente, non significa far male, primo; secondo, come universo narrativo di apertura di campagna elettorale ci poteva anche stare. Ma citare la Roma Imperiale ad ogni occasione e rifarsi ad essa sistematicamente significa crederci e pensare di essere in buonafede, il che è un problema. Michetti non risponde mai a domanda, divaga, mette dentro tutto in un continuo calembour, propone la linea ferroviaria Roma – Caserta come soluzione strutturale ai problemi di finanziamento di Roma. Prese singolarmente le cose che dice hanno anche un senso politico, ma l’impressione generale è di uno a cui hanno detto che ha già vinto e che dunque può dire tutto ciò che vuole. Chi lo consiglia ha tempo per fargli cambiare rotta e gli suggeriamo di farlo in fretta.

Virginia Raggi – 6,5

La sindaca è in partita ma ha un problema: parla sempre del passato, elenca e sciorina ad ogni domanda tutte le cose che ha fatto. Va bene farlo ogni tanto, ma se lo si fa di continuo si dà l’impressione di essere preda del complesso di chi deve dimostrare a tutti i costi di aver fatto la sindaca per cinque anni. Tuttavia questo è un fatto, e in psicologia si dice che “parlare troppo di una cosa significa che essa non è risolta”: i risultati della giunta di Virginia Raggi sono controversi, contestabili ma non assenti, per cui ci piacerebbe sapere cosa vuole fare l’esponente Cinque Stelle nei prossimi cinque anni di consiliatura. Fra l’altro è la sindaca uscente, quindi dovrebbe avere la serenità di chi parte dal presupposto che sarà confermata e spaziare con agio e sicurezza nella città, nella visione di essa, in quello che entro il GRA si vuole fare. E invece: abbiamo fatto, abbiamo fatto, abbiamo fatto. Virginia Raggi, vuole lei fare la sindaca per i prossimi cinque anni? Ciò non è chiaro.

Carlo Calenda – 7

L’ex titolare del MISE ha dato prova di sapere quel che dice e di poterlo dire da uomo libero. Il suo problema è che inizia ad accusare la lunghezza della maratona: le sue argomentazioni iniziano a suonare già sentite, proprio nel senso che se si sentono due comizi di Calenda si ha l’impressione che siano uguali. In parte ciò è inevitabile, ma ora il candidato della Civica Calenda Sindaco ha la necessità di far uscire dal cappello qualche coniglio. Ha parlato di nomi “molto senior” per la sua giunta: quali sono? Ha già delle disponibilità? Ce ne inizi a parlare. Parla di decentramento amministrativo e di poteri per i municipi, i suoi candidati presidenti sono onestamente un po’ una misticanza: come ce li presenta? Sulla fiducia? Per il resto, Calenda non si incaglia mai, sa quello di cui parla, ha questo stile un po’ manageriale che è la sua cifra e per alcuni la sua debolezza. In grado di tirare sberle ovunque serve, memorabile il passaggio in cui fa presente a Michetti che si sta coprendo di ridicolo. Solido, ma in calo.

Roberto Gualtieri – 7,5

Roberto Gualtieri è preparato e questo nessuno lo mette in dubbio. Ha una piattaforma solida come quella di Carlo Calenda ma rispetto all’ex MISE ha dalla sua la cifra della novità. Molte cose non le ha ancora dette e quindi la sua è una parabola in questo momento ascendente. Sottolineiamo: non è un suo merito poltico, è questione di tempi, anche se a ben vedere i tempi in politica sono una questione politica. Per il resto, a Gualtieri hanno evidentemente riferito che tutti sono già convinti che sappia quello che dice e quindi può premere un po’ sull’acceleratore della comunicazione. E’ qualche giorno che si dimostra più aggressivo e più capace di azzannare i suoi competitor. Il suo limite lo evidenzia Calenda ed è il suo essere legato a doppio filo alla gestione regionale di Nicola Zingaretti: “Non è che se lo critichi ti fucilano, Roberto”, dice il candidato liberal-democratico. E in effetti questo tema prima o poi Gualtieri lo dovrà affrontare. Per il resto, promosso.

Fonte: RomaToday